Una riflessione la facciamo tutti in questo periodo …
Mancano tre giorni alle elezioni e gira logicamente lo spettro dell’astensione.
Sembra infatti, secondo numerosi sondaggisti, che il partito degli astenuti possa addirittura diventare il primo partito, con meno della metà degli italiani che si recherà a votare.
L’interesse degli intervistatori è concentrato esclusivamente nel comprendere chi trarrà vantaggio dalla bassa affluenza e chi ne sarà penalizzato.
Perché l’astensione aumenta in modo costante da cinquant’anni a questa parte e perché la diminuzione ha subito un forte incremento negli ultimi 15 anni.
Riguardo alla presunta vittoria di Giorgia Meloni, si osserva che la colpa, o meglio l’astensione, sta nel fatto che questa è la tendenza in tutte le democrazie occidentali, è dovuta soprattutto per il crollo delle ideologie.
La responsabilità, passata, presente e futura, ricade sulla Storia e sulla fine del comunismo e altre ideologie, (tante) ma tutto va bene perché ovunque nel mondo democratico le persone si preoccupano sempre meno della politica.
L’ aspetto di questo scenario è che destra e sinistra sono uguali. Entrambe, infatti parlando dei loro rappresentanti istituzionali e politici non danno peso al fatto che la gente si interessi sempre meno a partecipare.
Sono convinto che scambierebbero immediatamente una maggiore partecipazione al voto per guadagnare uno o due o tre punti percentuali in più per la propria lista o partito, perché l’unica cosa che conta è vincere.
Poi non importa come si sia vinto e se gli uomini e le donne che hanno votato abbiano trovato la giusta espressione.
Conta solo affermarsi, anche in un campo sempre più arido, sempre più impoverito da parolacce offese e arroganze di ogni tipo, dopo una campagna elettorale.
Concludo con un dato relativo al cosiddetto percepito il 63% degli italiani ritiene di aver dato al Paese più di quanto abbia ricevuto, questo è sicuro, ma al politico del momento non gliene frega proprio nulla.
I politici e il trattamento che riceviamo noi tutti
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