E’ un vero spreco considerando l’attuale necessità di alloggi in tutto il territorio, come sempre qui sprechiamo alla grande!
Il caratteristico rosso pompeiano è ormai sbiadito. Le sterpaglie, quando non hanno già completamente invaso la facciata, si arrampicano sulle finestre e si accumulano nel giardino.
Recentemente, durante un sopralluogo, pare che sia stato scoperto un gruppo di migranti che aveva improvvisato una sistemazione negli appartamenti interni.
Questa è attualmente l’apparenza della stragrande maggioranza delle case cantoniere.
Gli edifici che un tempo ospitavano i dipendenti addetti alla manutenzione delle strade sono intrappolati in un limbo che perdura da anni:
diventati superflui considerando la graduale scomparsa della figura del cantoniere e le diverse esigenze dell’odierna manutenzione stradale nessuno sa più cosa farne.
O meglio, ci sono stati numerosi tentativi di rivalutazione a livello nazionale.
Iniziamo dai dati numerici.
È importante sottolineare che, anche in questo caso, le case cantoniere rimangono avvolte nell’incertezza:
infatti non esiste un elenco ufficiale che le cataloghi tutte.
La ragione è chiara: Anas, che ne ha acquisito il controllo alla sua fondazione nel 1946, ha progressivamente trasferito la gestione di molte strade e relative case cantoniere a regioni ed enti locali a partire dal Duemila.
Se le operazioni di riqualificazione sembrano non dare risultati positivi, è legittimo chiedersi perché non vengano vendute, un inutile spreco di alloggi che si potrebbero sfruttare.
E qui si pone il secondo problema che condanna le case cantoniere all’immobilità.
Gli edifici di Anas sono beni demaniali: pertanto non possono essere ceduti a privati, ma solo concessi come ad esempio le spiagge.
Anas ha effettivamente indetto un bando nel 2021 per assegnarle; tuttavia non è stata ricevuta alcuna richiesta. Ovviamente.
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