Agosto 8, 2025

La più amata da tutti: la pasta

La più amata da tutti: la pasta

La pasta, un’icona del Made in Italy, non è solo un semplice alimento, ma un vero e proprio simbolo culturale che evoca convivialità, tradizione e sapori autentici.

È un pilastro della nostra alimentazione, presente sulle tavole degli italiani in media 4-5 volte a settimana, con un consumo pro capite annuo che sfiora i 23 chili.

Questo primato ci rende i più grandi consumatori di pasta al mondo.

Nonostante la sua indiscutibile centralità, questo prodotto è spesso al centro di dibattiti e, purtroppo, di molteplici informazioni fuorvianti.

In un’epoca in cui le notizie false si diffondono con rapidità, è essenziale fare chiarezza su alcuni dei miti più persistenti che circondano la pasta italiana.

Demistificare queste convinzioni non solo ci aiuta a fare scelte più consapevoli, ma ci permette anche di apprezzare appieno la qualità e la cura che si nascondono dietro ogni pacco di pasta che portiamo a casa.

Una delle convinzioni più radicate tra i consumatori è che l’industria italiana, per soddisfare la grande domanda interna ed internazionale, faccia un largo uso di grano importato da altri Paesi.

Sebbene in passato questa pratica fosse più comune per alcuni marchi, negli ultimi anni il panorama è radicalmente cambiato grazie a nuove normative.

La svolta è arrivata con il Decreto 2018/775, entrato in vigore a partire dal 1° aprile 2020.

Questa legge ha reso obbligatoria l’indicazione in etichetta del Paese di origine del grano, fornendo una trasparenza senza precedenti.

Tale provvedimento si inserisce nel solco del Regolamento UE 1169/2019, noto come la “legge madre” sull’etichettatura alimentare europea, che ha notevolmente spinto le aziende a privilegiare materie prime di provenienza nazionale.

Per verificare l’origine della pasta che si sta acquistando, basta quindi un rapido controllo dell’etichetta. Le diciture da cercare sono:

Paese di coltivazione del grano: Italia

Paese di molitura: Italia

Se il grano non fosse di origine italiana, l’etichetta riporterebbe indicazioni come “UE” o “extra UE”, fornendo comunque una chiara informazione sulla sua provenienza.

In questo modo, il consumatore ha il pieno controllo sulla propria scelta, potendo optare per prodotti che utilizzano esclusivamente grano italiano.

Un’altra voce infondata che circola da tempo riguarda il bilancio commerciale della pasta italiana.

Contrariamente a quanto si possa pensare, l’industria molitoria del nostro Paese è un fiore all’occhiello dell’economia, rinomata e apprezzata in tutto il mondo.

L’Italia non solo produce una quantità enorme di pasta, ma la esporta in ogni angolo del globo, consolidando la sua leadership a livello internazionale.

I dati più recenti parlano chiaro: l’Italia è il primo produttore mondiale di pasta, con ben 3,7 milioni di tonnellate all’anno.

Ma non è tutto. Siamo anche i primi esportatori, con circa 2,1 milioni di tonnellate che rappresentano il 43% del totale globale.

Questi numeri smentiscono in modo categorico la falsa narrazione di un’Italia che importa più di quanto esporta.

Questo successo è strettamente legato alla nostra leadership nella produzione di grano duro.

Con 3,8 milioni di tonnellate, l’Italia contribuisce per circa il 12% alla produzione mondiale di questo cereale.

La Puglia, in particolare, si distingue come la prima regione produttrice a livello nazionale, confermando l’eccellenza della filiera agricola italiana.

Non c’è quindi motivo di credere che la pasta che troviamo sugli scaffali dei nostri supermercati sia di importazione.

La paura della presenza di residui di pesticidi nella pasta è un’altra preoccupazione comune.

Per capire la veridicità di questa affermazione, è fondamentale sapere cos’è il glifosato. Si tratta dell’erbicida più utilizzato al mondo, impiegato in agricoltura per eliminare le erbe infestanti.

La sua sicurezza è stata al centro di un lungo dibattito scientifico e normativo.

Nell’Unione Europea, la valutazione dei pesticidi è affidata a due importanti autorità: l’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare), che valuta i rischi per la salute, e l’ECHA (Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche), che ne analizza i pericoli.

Entrambe le agenzie collaborano strettamente per fornire valutazioni coerenti, stabilendo limiti rigorosi per l’uso di queste sostanze.

L’Italia, in particolare, ha adottato una posizione estremamente cauta e rigorosa.

Con un decreto del 2016, il nostro Paese ha vietato l’impiego di erbicidi a base di glifosato nella fase di pre-raccolta, ovvero quando i cereali sono ormai maturi e pronti per essere raccolti.

Questa misura precauzionale garantisce che i prodotti della terra, poco prima di arrivare sulle nostre tavole, non vengano trattati con questa sostanza.

Inoltre, è importante ricordare che il glifosato è assolutamente vietato nella produzione biologica.

Per essere certi di acquistare un prodotto che non contiene residui di pesticidi, è sufficiente cercare in etichetta il caratteristico simbolo del biologico:

un rettangolo verde chiaro con all’interno una foglia bianca formata da stelle.

Scegliere la pasta biologica offre una garanzia aggiuntiva di sicurezza e qualità.

Quindi, la prossima volta che ci sediamo a tavola per gustare un buon piatto della nostra pasta, possiamo farlo con la tranquillità di sapere che questo alimento, simbolo della nostra identità, è tutelato da un sistema di normative e controlli che garantisce la sua qualità e la sua provenienza.