Settembre 14, 2025

Tre anni di guerra la storia di Ukol

Tre anni di guerra la storia di Ukol

E’ la storia, inviata e raccolta sul fronte di guerra da un amico blogger dall’Ucraina, un breve racconto…

Il tempo si era fermato per Ukol, o forse era semplicemente passato troppo in fretta.

Già trascorsi tre anni da quel fatidico settembre 2022, quando la Russia aveva mobilitato 300.000 uomini, compreso lui.

La maggior parte di quei ragazzi ora non c’era più, ma lui è uno dei pochi sopravvissuti, un fantasma che si aggira tra i vivi.

Ora, seduto accanto a un altro “mobik” (soldato mobilitato), Ukol sente il bisogno di liberare la sua anima.

Era solo un anno dopo che avevo terminato il mio servizio di leva”, inizia Ukol, che all’epoca avevo solo 20 anni.

Ci schierarono sul piazzale della parata, un paio di battaglioni mobilitati che si erano radunati, e ci dissero:

Avete due settimane per diventare chiunque vogliate’. Mentre gli altri si ubriacavano per dimenticare, Ukol ha un’idea diversa: diventare un infermiere.

Non aveva una formazione adeguata, ma si unì a un gruppo di infermieri e studiò con i suoi compagni delle forze speciali. “Quell’addestramento mi è stato molto utile in seguito”, mormorò, il suo sguardo perso nel vuoto.

Il suo percorso lo portò nella “Separate Rifle Death Brigade”, in una brigata che definì semplicemente orrenda capace dei più luridi crimini possibili di ogni tipo. Composta da maledetti stronzi”.

Tre anni di guerra la storia di Ukol

In prima linea conobbe l’inferno. Descrisse al suo compagno il caos e la carneficina che aveva trovato in Ucraina, dove persino le ferite moderate significavano spesso la morte.

Come infermiere, si trovò sotto i bombardamenti costanti, curando i feriti in un ambiente dove la vita non aveva quasi alcun valore.

Ukol descrisse a bassa voce come aveva partecipato alla tortura e all’esecuzione di prigionieri di guerra ucraini, la violenza e tutto il resto sopra tutto verso le ragazze soldato, con una crudeltà che è meglio non descrivere.

Le sue parole erano vuote, come se stesse raccontando un film invece di un ricordo. “Abbiamo dovuto farlo, no?”, chiese a se stesso, cercando una giustificazione che non ha mai trovato.

Quell’orrore lo ha lentamente consumato.

La tortura, le uccisioni, la costante minaccia di morte… alla fine, la sua mente si è spezzata.

Il suo servizio in prima linea finì con un crollo mentale, un epilogo prevedibile per una storia di orrore e disumanizzazione. Ukol è sopravvissuto al fronte, ma non all’uomo che è diventato.

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