Ottobre 18, 2025

DEF e manovra siamo a cavallo

DEF e manovra siamo a cavallo

DEF e manovra siamo a cavallo

Una manovra di respiro, quantificata in circa 18,7 miliardi di euro, che mira a delineare la traiettoria di sviluppo del Paese nel prossimo futuro.

Con molta pazienza e concentrazione, se andiamo a leggere tra le misure principali, la riorganizzazione delle aliquote fiscali e le iniziative a sostegno del reddito e degli investimenti occupano un posto di rilievo.

Tuttavia, è logico (perché evidente) un aspetto in particolare ha polarizzato l’attenzione il “ritocco” delle pensioni minime, ben 20 euro.

L’intervento sulle pensioni minime è stato presentato come un passo significativo per contrastare la perdita di potere d’acquisto delle fasce più deboli.

Come detto la proposta prevede l’aggiunta di 20 euro all’attuale trattamento minimo.

Analizzando le cifre, che, come confermato dalle recenti comunicazioni INPS, si attestano intorno a 616,67 euro,

(frutto di rivalutazioni precedenti e adeguamenti ISTAT), l’incremento prospettato porta l’assegno mensile a una cifra leggermente superiore.

Dunque, per un pensionato che oggi percepisce, ad esempio, 616,7 euro grazie a un contributo aggiuntivo (pur avendo maturato una pensione bassa), l’incremento di 20 euro,

non si traduce interamente in un aumento netto, a causa delle complesse dinamiche di calcolo e dei meccanismi di integrazione al minimo.

Di conseguenza, l’incremento reale percepito in busta paga potrebbe risultare più contenuto.

Infatti, per chi già beneficiava di un piccolo supplemento, come ipotizzato,

l’aumento effettivo potrebbe aggirarsi sui sei euro al mese, portando l’importo complessivo a circa 623 euro.

In sostanza, la sua attuazione pratica rivela una discrepanza tra l’annuncio politico (i “20 euro in più”) e il beneficio tangibile per una fetta significativa dei destinatari.

Perciò, l’efficacia di questa misura, in termini di impatto concreto sulla qualità della vita dei pensionati, merita una valutazione più attenta, in pratica un incremento reale di sei euro al mese. (complimenti)

Il DEF riaccende i riflettori sulla persistente piaga dell’economia sommersa.

Il fenomeno, trainato dal lavoro nero e dalle dichiarazioni false, continua a rappresentare un grave ostacolo alla piena sostenibilità delle politiche sociali e finanziarie.

Secondo le più recenti stime, il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, che include il sommerso economico e le attività illegali, si attesta intorno a cifre imponenti.

I dati più recenti indicano un valore superiore ai 200 miliardi di euro, con il sommerso economico che da solo supera i 180 miliardi.

In altre parole, questa enorme massa finanziaria opera al di fuori delle regole, sottraendo risorse fondamentali alle casse dello Stato

e, di riflesso, alla possibilità di finanziare in modo più robusto misure come l’aumento delle pensioni e dei salari di tutti i lavoratori.

Il collegamento tra i due temi, l’incremento delle pensioni e dei salari ,e il contrasto al sommerso appare ineludibile.

DEF e manovra siamo a cavallo

Pertanto, per rendere strutturali e più incisivi gli interventi a favore delle fasce di reddito più basse, è indispensabile agire con maggiore determinazione sul fronte dell’evasione, un problema che si evidenzia da anni, ma sempre senza seguito.

In primo luogo, il recupero anche di una frazione significativa di quei 198 miliardi di PIL irregolare,

libererebbe risorse tali da permettere non solo aumenti più consistenti e generalizzati di pensioni, e stipendi, ma anche una riforma organica del sistema previdenziale e assistenziale.

L’ambizione del DEF dalla notte dei tempi, è quella di rilanciare l’economia del Paese.

Di far emergere l’intero suo potenziale, combattendo le sacche di illegalità che ancora lo soffocano, ma in questi modi la vedo estremamente dura.