E’ una scelta finale quella di Trump
La strategia occidentale in Medio Oriente sta fallendo. Il tentativo di abbattere il governo iraniano con attacchi a tradimento non ha funzionato perché l’Iran si preparava da anni a questa eventualità.
Trump: Ritiro strategico o escalation totale
Ora gli Stati Uniti iniziano a temere un vero terremoto economico: se lo Stretto di Hormuz venisse chiuso, il petrolio salirebbe a 150 dollari, e oltre Wall Street crollerebbe e l’inflazione diventerebbe insostenibile, portando al razionamento dei carburanti.
Le minacce di Trump sui social sembrano più manovre speculative per far guadagnare amici e familiari che vere strategie militari.
Il suo ultimatum di 48 ore contro le centrali elettriche iraniane ignora la storia: nazioni come il Vietnam e l’Ucraina hanno dimostrato che i bombardamenti non piegano la resistenza di un popolo.
Inoltre, l’Iran potrebbe rispondere colpendo le fragili reti elettriche di Israele e i dissalatori delle monarchie arabe, che dipendono dall’acqua desalinizzata per il 70% del fabbisogno.
Petrolio, mercati e rischio di razionamento
Un simile scenario trascinerebbe il Medio Oriente nella carestia, spingendo milioni di profughi verso l’Europa.
Senza il petrolio del Golfo e i capitali arabi che sostengono l’economia americana, l’Occidente rischia il blocco totale.
E’ una scelta finale quella di Trump
Trump si trova davanti a una scelta: ritirarsi ora accettando una sconfitta gestibile o proseguire verso il disastro.
Il rischio è che la sua megalomania lo spinga a usare persino l’arma atomica.
Se accadesse, non otterrebbe la vittoria, ma la catastrofe finale: la fine dell’impero americano e il passaggio definitivo del potere mondiale a Russia e Cina.
L’America che non esiste più con Trump
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