Marzo 17, 2025

Con il Lockdown? non si stava male

Con il Lockdown non si stava male

Con il Lockdown non si stava male:

Siamo onesti: a chi non è mai balenato per la testa, anche solo per un istante, che in fondo, durante le prime zone rosse, quando il mondo sembrava essersi fermato, non si stesse poi così male.

Avete esitato a rispondere per paura di essere giudicati, anch’io tranquilli, ma siamo in ottima compagnia.

Quella sensazione che assale non è un desiderio di rivivere la pandemia, ma la nostalgia di qualcosa di più profondo.

Non è il lockdown in sé a mancarci, ma quell’illusione di un mondo che, per un breve periodo, aveva rallentato la sua corsa.

Ripensiamo a quel marzo di cinque anni fa.

Da un giorno all’altro, le nostre vite si sono arrestate bruscamente.

La routine quotidiana è stata spazzata via da una nuova realtà fatta di tempi dilatati, maggiore introspezione.

I canti che risuonavano dai balconi e quell’incoraggiante “andrà tutto bene”, siete “Angeli” (ma ora non lo ricorda nessuno, e gli Operatori Sanitari vengono bastonati.)

Senza la costante paura del virus, il mondo ci era apparso, paradossalmente, un posto più vivibile.

Le strade deserte, il tempo finalmente a nostra disposizione, le attività domestiche e personali che avevano ritrovato il loro valore.

Ci eravamo scoperti più fragili, ma inaspettatamente più uniti.

Ci eravamo concessi il lusso di riscoprire il silenzio, di dare nuovamente importanza ai piccoli gesti.

Tutto aveva assunto una dimensione più umana, tanto da farci credere che avremmo imparato qualcosa, che da quella crisi sarebbe nata una nuova consapevolezza, un futuro più sostenibile.

Per molti, quella sospensione dalle incessanti pressioni del mondo era stata quasi una liberazione.

Certo, non per chi ha affrontato la pandemia in solitudine, ha perso persone care o il lavoro, ma per alcuni, quell’interruzione forzata aveva avuto il sapore di una tregua inaspettata.

Un periodo sospeso che, in un certo senso, ci aveva permesso di rallentare, di tirare un sospiro di sollievo e di guardare la nostra esistenza con occhi diversi.

Con il Lockdown non si stava male:

Peccato che, una volta superata l’emergenza, la normalità sia tornata esattamente come prima.

Anzi, è persino peggiorata. L’iper-produttività, la corsa affannosa verso obiettivi spesso irraggiungibili, la sequenza infinita di impegni, grandi e piccoli, sono solo alcune delle “manie” contemporanee che ci tengono prigionieri.

Siamo tornati a un mondo che non vuole affrontare la propria insostenibilità, dove il tempo è denaro e il riposo è quasi visto come una debolezza.

Tutto si muove a una velocità folle, come se non ci fosse un domani, come se fermarsi significasse perdere qualcosa di fondamentale.

Rischiamo di perdere di vista ciò che conta davvero: la qualità della vita.

Eppure, quel periodo di pausa ci aveva mostrato un’alternativa.

Ci aveva fatto riscoprire il valore di un tempo libero dall’ossessione di dover produrre costantemente.

Oggi, invece, il tempo sembra non appartenerci più, diventando qualcosa contro cui lottare, una risorsa da sfruttare fino all’esaurimento.

La performance è diventata la priorità assoluta, soprattutto se condivisa sui social media.

La normalità in cui siamo rientrati può avere molti nomi, ma di certo non quello di libertà.

Quindi, io provo un pizzico di nostalgia per la quarantena, non mi sento in colpa.

Quella che sentite non è nostalgia del passato, ma del futuro, di un domani che avrebbe potuto essere diverso e che invece si è trasformato in un presente ancora più assurdo.

A questo punto, la vera domanda è: dobbiamo davvero aspettare un’altra catastrofe per apprezzare le cose che contano. Forse.

Il silenzio l’equilibrio e la tranquillità

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