Settembre 15, 2025

Cibo industriale e junk food

Cibo industriale e junk food

Il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito (NHS) pubblica manuale che illustra le modalità per un’alimentazione sana ed equilibrata.

Niente e nulla di particolarmente innovativo: un apporto calorico moderato, almeno cinque porzioni giornaliere di frutta e verdura,

un terzo del pasto costituito da carboidrati complessi quali patate, pasta e riso, un adeguato apporto proteico proveniente da pesce,

carne e legumi, oltre a grassi esclusivamente insaturi derivanti da oli vegetali.

Tuttavia, ciò che risulta particolarmente rilevante è l’iniziativa intrapresa dall’NHS nel contrastare in modo deciso il consumo dei cosiddetti alimenti ultra processati,

Ovviamente dentro la lista troviamo cioccolato, patatine, merendine confezionate, bevande zuccherate, burro e gelati, un bella lista.

È importante sottolineare come la lotta contro gli alimenti ultra processati non sia una peculiarità esclusiva del Regno Unito, ma rappresenti piuttosto ormai una tendenza globale.

Le più recenti statistiche evidenziano che attualmente oltre tre miliardi di persone nel mondo sono sovrappeso o obese in maniera conclamata;

tale condizione comporta un elevato rischio di malattie cardiovascolari, diabete e mortalità prematura.

Tra le cause principali attribuite a questa emergenza vi sono proprio gli alimenti ultraprocessati: prodotti ottenuti mediante la combinazione di estratti naturali con additivi e ingredienti industriali, inclusi i grassi idrogenati.

Esempi tipici comprendono cereali per la prima colazione industrialmente prodotti, varie tipologie di merendine confezionate, biscotti industriali e pane (vedi Pan Bauletto e simili) o grissini prodotti su larga scala.

In un quartiere della periferia di Glasgow in Scozia fino a pochi anni fa l’aspettativa media di vita maschile era pari a soli 53,9 anni:

ben 18 anni inferiore alla media cittadina e 25 anni sotto quella nazionale del Regno Unito.

A dir poco terrificante la sequenza di numeri, in tale area i bambini avevano prospettive di vita inferiori persino rispetto a quelle dei loro coetanei nati in paesi come Iraq (67,5 anni), Iran (70) o Corea del Nord (71,3).

Le cause principali di mortalità erano infarti cardiaci, ictus e tumori;

inoltre il tasso di obesità correlato al consumo elevato di alimenti ultraprocessati ad alto contenuto calorico ma a basso costo rimaneva estremamente elevato.

Ancora oggi il numero dei bambini obesi nel quartiere supera del 38% quello registrato nelle zone più agiate della stessa città.

Gli alimenti ultra processati forniscono calorie facilmente assimilabili ma difficilmente smaltibili.

A giugno dell’anno corrente un gruppo di ricercatori dell’University College London ha pubblicato i risultati di uno studio,

condotto somministrando per otto settimane a individui sovrappeso una dieta basata su cibi poco processati;

dopo un intervallo di quattro settimane veniva seguita per altre otto settimane una dieta fondata invece su alimenti ultraprocessati mantenendo invariato l’apporto calorico totale in entrambe le fasi.

I risultati hanno mostrato che la perdita ponderale durante la fase con cibi poco processati è stata doppia rispetto alla fase con cibi ultraprocessati.

Le ragioni per cui gli alimenti ultraprocessati favoriscono così marcatamente l’obesità non sono ancora completamente chiarite.

Alcuni studiosi ipotizzano la facilità con cui tali prodotti vengono consumati poiché privi delle fibre vegetali,

responsabili della masticazione prolungata e del rallentamento nell’assorbimento intestinale;

altri ritengono che gli additivi impiegati unitamente alle alte temperature utilizzate nella lavorazione alterino la flora intestinale promuovendo fenomeni infiammatori.

Il Brasile è stato il primo Paese al mondo ad avviare una campagna contro gli alimenti ultraprocessati già nel 2014;

successivamente si sono aggiunti Francia, Belgio, Israele ed ora anche gli Stati Uniti.

Persino Robert Kennedy Jr., spesso oggetto di critiche aspre, ha dichiarato che questi prodotti «stanno avvelenando gli americani».

Circa sessanta nazioni hanno già approvato o stanno valutando normative volte all’eliminazione degli acidi grassi trans idrogenati derivanti da produzione industriale;

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entro breve tempo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite discuterà una proposta finalizzata all’eliminazione completa di tali grassi dalle abitudini dietetiche globalmente diffuse.

L’Italia figura tra i Paesi maggiormente resilienti nei confronti della diffusione degli alimenti ultraprocessati:

soltanto il 18% dell’apporto calorico deriva da questo tipo d’alimenti dato che contribuisce probabilmente a spiegare le buone performance italiane in termini di longevità.

Dagli studiosi e ricercatori : si raccomanda pertanto vivamente di continuare ad evitare le merendine confezionate al fine di vivere più a lungo mantenendo uno stato corporeo snello ed uno stato salutare ottimale.

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