Febbraio 2, 2026

Microplastiche e Alimenti: Il Problema Invisibile

Microplastiche e Alimenti: Il Problema Invisibile

Microplastiche e Alimenti: Il Problema Invisibile

Stiamo un po’ tutti progressivamente prendendo coscienza della presenza di microplastiche negli alimenti, purtroppo in particolare nei prodotti ittici.


Tuttavia, l’esposizione attraverso altri alimenti è molto più diffusa di quanto generalmente si creda.

Studi scientifici hanno stimato che l’assunzione quotidiana di microplastiche tramite cibo e bevande varia tra zero e 1,5 milioni di particelle al giorno, con l’acqua in bottiglia identificata come la fonte principale.

Di seguito vediamo le fonti più sorprendenti di microplastiche presenti in alimenti e bevande.


Durante la masticazione della gomma si ingerisce essenzialmente un materiale plastico.

La maggior parte delle gomme da masticare è costituita da una base gommatica (plastica e gomma), arricchita con dolcificanti e aromi.

Questa base rilascia microplastiche durante la masticazione: un grammo di gomma può liberare fino a 637 particelle di microplastica.

Anche le gomme naturali, realizzate con polimeri vegetali, rilasciano quantità simili di microplastiche,

suggerendo che tali contaminazioni possano derivare non solo dalla base ma anche dal processo produttivo o dal confezionamento.

Poiché la maggior parte delle microplastiche viene rilasciata entro gli otto minuti iniziali, per ridurre l’esposizione si consiglia di prolungare il tempo di masticazione anziché consumarne continuamente nuove.


Sebbene considerato un ingrediente semplice e puro, il sale presenta una contaminazione da microplastiche nel 94% dei campioni analizzati a livello globale.

Tale contaminazione è così diffusa che il sale marino è stato proposto come indicatore dell’inquinamento da microplastiche nell’ambiente marino.

È stato osservato che i sali terrestri, quali il sale dell’Himalaya, risultano più contaminati rispetto a quelli marini.

Sono allo studio tecnologie innovative per bonificare il sale marino; tuttavia gran parte della contaminazione sembra derivare dai processi produttivi e dal confezionamento.

L’uso di macinasale usa e getta in plastica può aggravare ulteriormente la situazione: infatti, macinando solo 0,1 g di sale si possono liberare fino a 7.628 particelle provenienti dal macinasale stesso. Si raccomanda pertanto l’impiego di macinasale con meccanismi in ceramica o metallo e la conservazione del sale in contenitori privi di plastica.


Numerose ricerche hanno evidenziato la presenza di microplastiche nella frutta e nella verdura;

le nanoplastiche – particelle inferiori a 1.000 nanometri – sono capaci di penetrare nelle piante attraverso le radici.

Microplastiche sono state rilevate anche sulla superficie esterna dei prodotti ortofrutticoli: mele e carote risultano tra gli alimenti maggiormente contaminati,

mentre lattuga mostra livelli minori; comunque tale contaminazione rimane relativamente modesta rispetto agli alimenti altamente trasformati.

Sebbene gli effetti delle microplastiche sull’organismo siano ancora poco chiari,

gli antiossidanti presenti nella frutta e verdura – quali gli antociani responsabili dei colori rosso, blu e viola – contribuiscono al mantenimento della salute umana; pertanto si raccomanda il consumo regolare degli stessi.


Le bustine da tè non rappresentano l’unica fonte di microplastiche nelle bevande calde: anche foglie di tè sfuse, caffè e latte possono essere contaminate da tali particelle.

L’utilizzo diffusissimo dei bicchieri monouso rivestiti internamente in plastica costituisce una significativa sorgente di contaminazione: le alte temperature favoriscono il trasferimento delle microplastiche dal contenitore alla bevanda stessa.

Le bevande calde contengono quantità superiori rispetto alle versioni fredde; pertanto optare per bevande fredde può contribuire a ridurre l’esposizione alle microplastiche.

Inoltre è stato dimostrato che acquistare latte confezionato in bottiglie di vetro diminuisce significativamente la presenza delle stesse particelle;

ciò non vale però per tutte le bevande: ad esempio alcune bibite analcoliche o birre conservate in bottiglie vetrose presentano maggiore contaminazione rispetto alle controparti plastificate probabilmente a causa dei tappi metallici verniciati utilizzati per la chiusura.

Esistono inoltre bustine da tè completamente prive di plastica che impiegano cotone anziché materiali biodegradabili plastic-based per sigillare i pacchetti;

tuttavia identificarle risulta complesso poiché manca uno standard uniforme nelle etichettature ed alcune aziende non comunicano trasparentemente la composizione dei loro prodotti.

In generale si consiglia il passaggio al tè sfuso abbinato all’uso di tazze riutilizzabili realizzate in metallo o vetro come strategie efficaci per limitare la contaminazione da microplastiche.


E’ confermata la presenza diffusa delle microplastiche nei prodotti ittici, sorprende l’attenzione sproporzionata dedicata ai frutti di mare rispetto ad altre fonti alimentari potenzialmente più contaminate.

Ad esempio uno studio ha rilevato che i “filtratori” come le cozze contengono soltanto tra 0,2 e 0,70 particelle per grammo,

valori notevolmente inferiori alle oltre 11 miliardi rilasciate preparando una singola tazza di tè con bustina plastificata.

L’utilizzo abituale di contenitori plastici per conservare gli alimenti unitamente al consumo frequente d’alimenti altamente lavorati sono associati a elevate concentrazioni fecali delle medesime microparticelle;

pertanto sarebbe opportuno limitarne l’impiego laddove possibile. Anche riscaldare cibi nel forno a microonde utilizzando recipienti in vetro anziché plastica rappresenta una buona prassi volta ad evitare migrazione delle particelle negli alimenti stessi.

Infine va sottolineato come probabilmente la principale fonte quotidiana rimanga l’acqua imbottigliata contenente fino a 240 mila particelle per litro:

sostituirla con acqua del rubinetto potrebbe contribuire considerevolmente alla riduzione dell’esposizione complessiva.

Microplastiche e Alimenti: Il Problema Invisibile

Pur riconoscendo quanto possa risultare impossibile eliminare totalmente le plastiche dalla dieta quotidiana, queste misure e accorgimenti rappresentano valide strategie atte ad attenuare significativamente l’assunzione involontaria delle sostanze dannose. Non è molto ma aiuta.

Microplastiche arterie cuore e inquinamento