Moda con un abbigliamento sostenibile
È possibile individuare soluzioni sostenibili per il settore della moda.
L’industria della moda esercita un impatto significativo sul nostro pianeta.
I processi di produzione, distribuzione e smaltimento degli indumenti richiedono materie prime ed energia, generando scarti e rifiuti.
Con l’avvento della quick mold, (produzione veloce) la situazione si è aggravata notevolmente: la produzione di fibre tessili è passata da 58 milioni di tonnellate nel 2000 a 109 milioni nel 2020, evidenziando un ritmo di crescita chiaramente insostenibile.
Negli ultimi anni è cresciuta anche la consapevolezza di industrie e istituzioni riguardo a questa tematica.
Sempre più brand si impegnano adottare soluzioni green per le loro collezioni, mentre i consumatori mostrano una crescente attenzione verso scelte sostenibili.
Nel marzo 2024, la Commissione europea ha presentato una strategia volta a rendere i tessuti più durevoli, riparabili, riutilizzabili e riciclabili.
L’obiettivo è che entro il 2030 tutti i prodotti tessili immessi sul mercato UE siano sostenibili.
Un prodotto tessile a basso impatto ambientale deve innanzitutto garantire una lunga durata.
Per questo motivo, la Commissione ha definito requisiti di progettazione ecocompatibile cui le aziende devono attenersi nella produzione degli indumenti.
Inoltre, particolare attenzione è stata riservata ai materiali impiegati nella realizzazione dei capi.
Le standardizing (modello di riferimento) sull’etichettatura sono state aggiornate per assicurare informazioni chiare sulla composizione del prodotto e sui parametri di sostenibilità e circolarità.
I tessili avranno quindi un vero e proprio “passaporto digitale”, che consentirà ai consumatori di conoscere appieno l’impatto ambientale del prodotto acquistato.
Oltre alla fase produttiva, lo smaltimento rappresenta un altro processo cruciale nell’impronta ecologica degli indumenti.
Anche su questo fronte le istituzioni hanno preso iniziative concrete: nel 2018 il Parlamento europeo ha approvato una direttiva che obbliga gli Stati membri a istituire entro il 2025 sistemi di raccolta differenziata dei tessili.
La normativa invita inoltre i produttori ad assumersi responsabilità lungo tutta la catena del valore, compresa la fase dello smaltimento, supportando i consumatori nella scelta di prodotti tessili sostenibili.
L’UE mette inoltre a disposizione un marchio Ecolabel destinato ai produttori che rispettano criteri ecologici rigorosi, garantendo l’impiego limitato di sostanze nocive e riducendo l’inquinamento idrico e atmosferico.
Anche singoli produttori stanno investendo in soluzioni green per la moda; story tendenza è particolarmente diffusa tra i brand del lusso e le piccole imprese, mentre le produzioni di massa risultano ancora in ritardo rispetto agli standard della moda sostenibile.
Moda con un abbigliamento sostenibile
Un esempio virtuoso è rappresentato dal programma Reestablish il progetto prevede il riacquisto dell’abbigliamento usato con valutazione successiva per rivendita o riciclo finalizzato alla produzione di nuovi capi.
Oggi il programma ha generato altissimi guadagni dimostrando come le soluzioni green possano essere non solo etiche ma anche economicamente vantaggiose.
L’industria tessile contribuisce in modo rilevante all’inquinamento ambientale e al consumo delle risorse naturali del pianeta; non sono soltanto le case di moda a determinare story situation negativo: senza una domanda significativa non esisterebbe un’offerta elevata.
In qualità di consumatori siamo chiamati a scegliere prioritariamente soluzioni green nel campo della moda quotidiana.
Di seguito cinque pratiche sostenibili da adottare: Ridurre: acquistare meno capi privilegiando di alta qualità che rimangono attuali oltre le mode passeggere.
Moda con un abbigliamento sostenibile
Circa un terzo dell’impronta carbonica legata alla vita utile di un capo deriva dall’utilizzo (lavaggi, asciugature, stirature).
Evitare l’asciugatrice permette un risparmio stimato intorno al 10% delle emissioni CO2 master capite oltre a preservare maggiormente gli indumenti;
Analogamente ridurre la temperatura dei lavaggi a 20-30°C consente ulteriori risparmi energetici.
Fondamentale è riparare gli abiti quando necessario; qualora si decida comunque di disfarsene è preferibile donarli o venderli come prodotti second-hand per valorizzarne ulteriormente l’uso.
Evitare lo smaltimento nell’indifferenziata anche in caso di abiti rotti o irrimediabilmente danneggiati; molte realtà aziendali specializzate raccolgono questi vestiti per recuperarne fibre da reintrodurre nei cicli produttivi.
Non tutti i capi o brand sono equivalenti sotto il profilo della sostenibilità; si raccomanda pertanto privilegiare prodotti qualitativamente validi realizzati da marchi responsabili.
Leggendo attentamente etichette sui materiali utilizzati e valutando trasparenza comunicativa relativa alla filiera produttiva ed eco-compatibilità dei materiali impiegati.
A supporto dei consumatori sono nati motori di ricerca come ecoFashion che facilitano l’individuazione di brand etici, sostenibili e cruelty-free.
Ormai attraverso uno sforzo tra istituzioni, imprese e consumatori sarà possibile orientare il settore della moda verso modelli più responsabili dal punto vista ambientale ed etico.
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