Clima e guerra ombra insidiosa
Mentre il mondo si concentra più o meno sulle dinamiche geopolitiche e sulle tragiche perdite umane del conflitto tra Russia e Ucraina.
Un’ombra ancora più insidiosa si allunga sul nostro futuro collettivo:
Parlo dell’impronta climatica devastante di questa guerra.
Un recente studio condotto ha gettato una luce cruda e inquietante sull’enorme quantità di gas serra rilasciati nell’atmosfera a causa di tre anni di ostilità.
I numeri parlano chiaro e sono tutt’altro che rassicuranti: oltre 200 milioni di tonnellate di CO2 equivalente sono state emesse dal febbraio 2022,
una cifra che, indipendentemente dall’esito del conflitto, segna un danno ambientale di proporzioni colossali.
L’ultimo anno di guerra ha visto un’accelerazione preoccupante di questa tendenza.
Le emissioni sono aumentate di un impressionante 31%, raggiungendo la cifra, già di per sé drammatica, di almeno 229,7 milioni di tonnellate.
Importante sottolineare come questo dato sia una stima minima, poiché alcune informazioni relative agli ultimi mesi non sono ancora disponibili.
Per dare una prospettiva concreta a questa enormità, basti pensare che tale quantitativo di gas serra equivale alle emissioni annuali combinate di paesi come Austria, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia.
Che tradotto in termini più familiari, è come se 120 milioni di automobili avessero viaggiato ininterrottamente per un anno intero.
Un dato che fa riflettere, soprattutto se si considera che le emissioni dirette,
dovute ai combattimenti hanno già superato le stime iniziali per la ricostruzione di edifici e infrastrutture, un’attività che pure avrà un impatto ambientale significativo.
Tra le cause principali di questo picco di emissioni spiccano gli incendi boschivi, un fenomeno tragicamente diffuso a causa dei combattimenti.
La situazione è stata ulteriormente esacerbata dalla grave siccità che ha colpito l’Ucraina durante l’estate scorsa, rendendo il paese il più colpito d’Europa.
Nell’ultimo anno, la superficie boschiva andata a fuoco è stata più del doppio della media degli anni precedenti, persino considerando gli anni in cui il conflitto era già in corso.
Solo gli incendi hanno rilasciato nell’atmosfera ben 16,9 milioni di tonnellate equivalenti di CO2.
La guerra, quindi, non è stata solo la miccia che ha innescato questi disastri ambientali, ma anche un fattore aggravante.
Il numero di vigili del fuoco professionisti, cruciali per un intervento rapido ed efficace, si è drasticamente ridotto negli ultimi tre anni.
La loro profonda conoscenza del territorio li ha resi tra i primi ad essere arruolati, e molti di loro oggi combattono o, peggio ancora, non ci sono più.
Ma gli incendi non sono l’unica fonte di preoccupazione.
L’uso di droni in sostituzione dell’artiglieria pare abbia avuto un leggero impatto positivo sulle emissioni.
Questo è stato ampiamente compensato dagli attacchi alle infrastrutture energetiche, che comportano costi climatici elevatissimi.
Clima e guerra ombra insidiosa
Nell’ultimo anno, un aumento del 16% delle emissioni è direttamente collegato ai raid contro centrali elettriche e altri impianti strategici.
Nei primi due anni di conflitto, i bombardamenti delle infrastrutture petrolifere avevano già generato 1,1 milione di tonnellate di CO2,
equivalente, cifra che nel 2024 è quasi raddoppiata, raggiungendo i 2,1 milioni.
A questo si aggiunge l’impatto della chiusura dello spazio aereo russo e ucraino al traffico commerciale, che ha costretto a significative deviazioni delle rotte aeree.
Dal febbraio 2022, l’aggiramento delle aree interdette al sorvolo ha generato ulteriori 14,4 milioni di tonnellate di CO2 equivalente.
Il report pubblicato proprio in concomitanza con l’anniversario dell’invasione, non si limita a quantificare il danno, ma punta anche il dito contro il responsabile principale.
Secondo gli autori, la responsabilità degli impatti climatici di questo conflitto ricade interamente sulla Federazione Russa.
Calcolando il “costo sociale” delle emissioni a 185 dollari americani per tonnellata, il paese si ritrova ad avere un debito nei confronti del mondo di oltre 42 miliardi di dollari.
Costi che, secondo gli esperti, dovrebbero essere presi in considerazione anche durante i colloqui di pace,
sebbene sia improbabile che questo tema rientri tra le priorità della diplomazia internazionale.
L’analisi pubblicata dimostra che il danno ambientale non conosce confini e che la guerra sta aggravando la crisi climatica che il mondo intero sta affrontando».
Questa guerra silenziosa contro il pianeta, troppo spesso oscurata dalle tragedie del conflitto,
ci ricorda quanto siano interconnesse le sfide globali e quanto sia urgente agire per un futuro più sostenibile e pacifico.
E’ la storia di Wadym veterano in Ucraina
https://www.focus.it/ambiente/natura/i-pericoli-ambientali-dalle-navi-affondate-nella-ii-guerra-mondiale-123-37171
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